Marco Aurelio, Pensieri, III, 11
Ai precetti che ho detto se ne aggiunga ancora uno: dare sempre una definizione o una descrizione dell'oggetto che si presenta all'impressione, così da vederlo com'è nella sua sostanza, nudo, intero e nelle sue parti, e da dire a se stessi il suo nome proprio e i nomi degli elementi di cui è composto e in cui si scioglierà.
Niente infatti produce tanta grandezza d'animo quanto il saper esaminare con metodo e con verità ognuna delle cose che si presentano nella vita, e il guardarle sempre in modo da capire insieme a quale universo serve questa cosa, e a quale uso, che valore ha rispetto al tutto e che valore rispetto all'uomo, che è cittadino della città più alta, di cui le altre città sono come le case; che cos'è, di quali elementi è composta e per quanto tempo è fatta per durare questa cosa che ora produce in me l'impressione, e di quale virtù ci sia bisogno di fronte a essa: mitezza, coraggio, lealtà, semplicità, autosufficienza, e così via.
Per questo, davanti a ogni cosa, bisogna dire: questa viene da dio; questa viene dalla sorte, dall'intreccio dei fili del destino, da una coincidenza o da un caso di questo tipo; questa viene da uno della mia stessa stirpe, mio parente e compagno, che però non sa che cosa sia per lui secondo natura. Ma io lo so; perciò lo tratto secondo la legge naturale della comunità, con benevolenza e con giustizia, e insieme, nelle cose indifferenti, cerco di trattarlo secondo quanto merita.
Marco Aurelio · Pensieri, III, 11
Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Marco Aurelio, Pensieri, III, 11, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/3/11