Marco Aurelio, Pensieri, VI, 44
Se gli dèi hanno preso decisioni su di me e su ciò che doveva capitarmi, hanno deciso bene: non è facile neppure immaginare un dio privo di senno; e per quale motivo avrebbero dovuto volermi fare del male? Che cosa ne sarebbe venuto a loro, o alla comunità, di cui si prendono cura più di tutto? Se invece non hanno deciso su di me in particolare, hanno certamente deciso sulle cose comuni, e devo accogliere e amare anche ciò che mi capita come conseguenza di quelle.
Se poi non decidono su nulla (crederlo è empio; altrimenti non facciamo più sacrifici, non preghiamo, non giuriamo, e non facciamo nessuna delle altre cose che facciamo in ogni occasione come se gli dèi fossero presenti e vivessero con noi), se davvero non decidono su nulla di ciò che ci riguarda, allora posso decidere io su me stesso; e a me spetta riflettere su ciò che è utile. E a ciascuno è utile ciò che è conforme alla sua costituzione e alla sua natura; e la mia natura è razionale e civile.
La mia città e la mia patria, in quanto Antonino, è Roma; in quanto uomo, l'universo. Dunque soltanto ciò che è utile a queste città è un bene per me.
Marco Aurelio · Pensieri, VI, 44
Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Marco Aurelio, Pensieri, VI, 44, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/6/44