Marco Aurelio, Pensieri, IX, 3
Non disprezzare la morte, ma accoglila volentieri, perché anche questa è una delle cose che la natura vuole. Come essere giovani e invecchiare, crescere e raggiungere la maturità, mettere i denti, la barba e i capelli bianchi, fecondare, essere incinta e partorire, e tutte le altre attività naturali che portano le stagioni della vita: così è anche dissolversi. È dunque da uomo che ha riflettuto non porsi verso la morte con superficialità, né con impazienza, né con disprezzo, ma attenderla come una delle attività naturali; e come ora aspetti il momento in cui il bambino uscirà dal grembo di tua moglie, così attendere l'ora in cui la tua piccola anima uscirà da questo involucro.
Se vuoi anche un precetto alla buona, che tocchi il cuore, a renderti più sereno davanti alla morte sarà soprattutto osservare le cose da cui stai per staccarti, e i caratteri con cui la tua [anima] non sarà più mescolata. Non devi affatto urtarti con loro, anzi, devi prenderti cura di loro e sopportarli con mitezza; ricorda però che non ti separerai da uomini che condividono i tuoi principi. Questo solo, se mai, potrebbe trattenerti e tenerti legato alla vita: se ti fosse concesso di vivere con chi ha fatto propri gli stessi principi. Ora invece vedi quanta fatica c'è nella discordia della vita in comune, tanto da dire: «Vieni presto, morte, perché non accada che anche io dimentichi me stesso».
Marco Aurelio · Pensieri, IX, 3
Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Marco Aurelio, Pensieri, IX, 3, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/9/3