Marco Aurelio, Pensieri, V, 33
Tra pochissimo: cenere o scheletro, e un nome o neppure un nome; e il nome è un suono e un'eco. Le cose più apprezzate nella vita sono vuote, marce, piccole: cagnolini che si mordono, bambini litigiosi che ridono e subito dopo piangono. E la lealtà, il pudore, la giustizia e la verità «verso l'Olimpo, via dalla terra dalle ampie strade». Che cosa ti trattiene ancora qui, allora, se le cose sensibili cambiano facilmente e non stanno ferme, i sensi sono deboli e si lasciano ingannare facilmente, la stessa piccola anima è un'esalazione del sangue, e avere buona fama presso gente simile è vuoto? E allora? Aspetti sereno lo spegnimento o il trasferimento. E finché non arriva il suo momento, che cosa basta? Che altro, se non venerare e lodare gli dèi, fare del bene agli uomini, sopportarli e astenersi; e quanto a tutto ciò che sta entro i confini della povera carne e del piccolo soffio, ricordare che non è tuo e non dipende da te.
Marco Aurelio · Pensieri, V, 33
Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Marco Aurelio, Pensieri, V, 33, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/5/33