Marco Aurelio, Pensieri, X, 36

Nessuno è così fortunato che, quando muore, non ci sia accanto qualcuno contento del male che gli accade. Era un uomo virtuoso e saggio: alla fine non ci sarà forse qualcuno che dirà fra sé: «Respireremo finalmente, liberi da questo pedagogo? Non era duro con nessuno di noi, ma sentivo che ci condannava in silenzio»? Questo per l'uomo virtuoso; ma quanto a noi, quante altre cose ci sono per cui molti desiderano liberarsi di noi! Pensa dunque a questo quando muori, e te ne andrai più facilmente, ragionando così: «Me ne vado da una vita in cui proprio i miei compagni, per i quali ho tanto lottato, pregato e mi sono preoccupato, proprio loro vogliono che io me ne vada, sperando forse di trarne qualche altro sollievo». Perché allora uno dovrebbe aggrapparsi a un soggiorno più lungo quaggiù? Non andartene però per questo meno benevolo verso di loro, ma conservando il tuo modo di essere, amico, ben disposto e mite; e non come chi viene strappato via: come, in chi muore serenamente, la piccola anima si sfila facilmente dal corpo, così deve avvenire anche il tuo distacco da loro. Anche a loro, infatti, la natura ti aveva legato e unito; ma ora scioglie il legame. Mi sciolgo come da persone care, ma senza resistere, senza costrizione: anche questa è una delle cose secondo natura.

Marco Aurelio · Pensieri, X, 36

Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione

Come citare questo passo

Marco Aurelio, Pensieri, X, 36, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/10/36