Marco Aurelio, Pensieri, XII, 23
Una singola attività, qualunque sia, che cessa al momento giusto, non subisce alcun male per il fatto di essere cessata; né chi ha compiuto quell'azione subisce alcun male proprio per il fatto che è cessata. Allo stesso modo, dunque, l'insieme di tutte le azioni, che è la vita, se cessa al momento giusto, non subisce alcun male proprio per il fatto di essere cessato; né chi ha posto fine al momento giusto a questa serie si è trovato in una cattiva condizione. Il momento e il termine li dà la natura: a volte anche quella propria, come nella vecchiaia, ma comunque quella del tutto, grazie alla quale, mentre le parti si trasformano, l'intero universo rimane sempre giovane e nel pieno delle forze. Ed è sempre bello e tempestivo tutto ciò che giova al tutto. La fine della vita, dunque, per ciascuno non è un male, perché non è nemmeno vergognosa, dato che non dipende dalla nostra facoltà di scelta e non è contraria alla comunità; ed è un bene, dato che è opportuna per il tutto, gli giova e si muove con lui. Così, infatti, è portato dal dio chi si muove nello stesso modo del dio e, con il pensiero, verso le stesse cose.
Marco Aurelio · Pensieri, XII, 23
Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Marco Aurelio, Pensieri, XII, 23, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/12/23