Marco Aurelio, Pensieri, XII, 27
Ripensa continuamente a quelli che si sono indignati troppo per qualcosa, a quelli che sono saliti al culmine della gloria, delle sventure, delle inimicizie o di qualunque altra sorte; poi chiediti: «Dove sono ora tutte quelle cose?». Fumo, cenere, una leggenda, o neppure una leggenda. E ti venga in mente anche ogni caso simile: Fabio Catullino in campagna, Lusio Lupo nei suoi giardini, Stertinio a Baia, Tiberio a Capri, Velio Rufo, e in generale ogni accanimento per qualunque cosa unito alla presunzione; e quanto è meschino tutto ciò per cui ci si affanna, e quanto è più da filosofo mostrarsi, con la materia che ci è data, giusti, temperanti, seguaci degli dèi, con semplicità: perché la superbia che si insuperbisce sotto l'apparenza della modestia è la più insopportabile di tutte.
Marco Aurelio · Pensieri, XII, 27
Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Marco Aurelio, Pensieri, XII, 27, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/12/27