Marco Aurelio, Pensieri, IV, 32

Pensa, per esempio, ai tempi di Vespasiano: vedrai tutte le stesse cose. Gente che si sposa, che alleva figli, che si ammala, che muore, che fa la guerra, che fa festa, che commercia, che coltiva la terra, che adula, che si mostra arrogante, che sospetta, che trama, che si augura la morte di qualcuno, che brontola per la situazione presente, che ama, che accumula ricchezze, che desidera il consolato o il regno. Ebbene, quella loro vita non c'è più da nessuna parte.

Passa poi ai tempi di Traiano: di nuovo tutte le stesse cose; anche quella vita è morta. Osserva allo stesso modo anche le cronache di altre epoche e di intere nazioni, e guarda quanti, dopo essersi tanto affannati, sono caduti poco dopo e si sono sciolti nei loro elementi. Ma soprattutto bisogna ripensare a quelli che hai conosciuto tu stesso, che si affannavano per cose vane e trascuravano di fare ciò che era conforme alla loro costituzione, di tenersi stretti a questo e di accontentarsene. Ed è necessario ricordare, a questo punto, che anche l'attenzione dedicata a ogni azione ha un suo valore e una sua misura: così non ti scoraggerai, se non ti occupi delle cose minori più del dovuto.

Marco Aurelio · Pensieri, IV, 32

Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione

Come citare questo passo

Marco Aurelio, Pensieri, IV, 32, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/4/32