Marco Aurelio, Pensieri, V, 10

Le cose sono avvolte, in un certo senso, in un tale velo che a non pochi filosofi, e non a filosofi qualunque, sono sembrate del tutto incomprensibili; e anche agli Stoici stessi sembrano difficili da comprendere. E ogni nostro assenso è soggetto a cambiare: dov'è infatti chi non cambia mai? Passa dunque agli oggetti stessi: quanto sono di breve durata, da poco, e possono finire in possesso di un depravato, di una prostituta o di un bandito. Poi passa ai caratteri di chi vive con te: è difficile sopportare anche il più gradevole di loro, per non dire che a malapena uno sopporta se stesso.

In una tale oscurità e sporcizia, in un tale scorrere della sostanza, del tempo, del movimento e delle cose mosse, che cosa ci sia di degno di stima o di un serio impegno, non riesco proprio a immaginarlo. Al contrario, bisogna consolarsi e aspettare lo scioglimento naturale, senza irritarsi per il ritardo, ma trovando riposo soltanto in queste due cose. La prima: non mi accadrà nulla che non sia secondo la natura del tutto. La seconda: è in mio potere non fare nulla contro il mio dio e il mio dàimon, perché non c'è nessuno che potrà costringermi a disobbedirgli.

Marco Aurelio · Pensieri, V, 10

Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione

Come citare questo passo

Marco Aurelio, Pensieri, V, 10, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/5/10