Marco Aurelio, Pensieri, XI, 6
Per prima cosa furono introdotte le tragedie, per ricordare ciò che accade: che queste cose sono fatte per accadere così, e che ciò che vi diverte sulla scena non deve pesarvi sulla scena più grande. Vedete infatti che queste cose devono compiersi così, e che le sopportano anche quelli che gridano: «Ahimè, Citerone!». E gli autori di drammi dicono anche cose utili; per esempio, soprattutto questa: «Se gli dèi hanno trascurato me e i miei due figli, anche questo ha la sua ragione»; e ancora: «Non bisogna adirarsi con le cose»; e: «Mietere la vita come una spiga carica di frutti»;
e così via. Dopo la tragedia fu introdotta la commedia antica, che aveva una franchezza educativa e, proprio con la sua schiettezza, ricordava in modo non inutile la modestia; ed è per uno scopo simile che anche Diogene se ne serviva. Dopo questa, considera a che scopo siano state accolte la commedia di mezzo e poi quella nuova, che a poco a poco scivolò nel virtuosismo dell'imitazione. Che anche questi autori dicano cose utili non lo si ignora; ma l'intero progetto di una simile poesia e drammaturgia, a quale scopo ha mai guardato?
Marco Aurelio · Pensieri, XI, 6
Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Marco Aurelio, Pensieri, XI, 6, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/11/6