Marco Aurelio, Pensieri, III, 4
Non consumare la parte di vita che ti resta nelle impressioni che ti fai sugli altri, quando non le riferisci a qualche utilità comune (perché così ti privi di un'altra attività): cioè nell'immaginare che cosa fa il tale, e perché, che cosa dice, che cosa pensa, che cosa trama, e tutte le cose di questo genere che ti fanno allontanare dall'osservare la parte che ti guida.
Bisogna quindi evitare, nella catena delle tue impressioni, ciò che è casuale e vano, e soprattutto la curiosità indiscreta e la malignità; e bisogna abituarsi ad avere soltanto impressioni tali che, se qualcuno all'improvviso ti chiedesse: «A che cosa pensi adesso?», potresti rispondere subito e con franchezza: «A questo e a quest'altro»; così che dalle tue parole sia subito chiaro che tutto in te è semplice e benevolo, proprio di un essere sociale, che non si cura di immagini di piacere o, in generale, di godimento, né di rivalità, invidia, sospetto o qualsiasi altra cosa di cui arrossiresti a confessare che l'avevi in mente.
Un uomo così, infatti, che non rimanda più il momento di essere tra i migliori, è come un sacerdote e un servitore degli dèi, che si serve anche di ciò che è insediato dentro di lui: ciò che rende l'uomo incontaminato dai piaceri, invulnerabile a ogni dolore, intatto da ogni oltraggio, insensibile a ogni malvagità, atleta della gara più grande, quella di non farsi abbattere da nessuna passione, tinto fino in fondo di giustizia, pronto ad accogliere con tutta l'anima tutto ciò che accade e gli viene assegnato, e che non si chiede spesso, né senza una grande necessità di utilità comune, che cosa un altro dica, faccia o pensi. Ha infatti come campo d'azione soltanto ciò che è suo, e pensa continuamente a ciò che il tutto intesse per lui: le sue azioni le rende belle, e della sua sorte è convinto che sia buona. Perché la sorte assegnata a ciascuno è portata insieme a lui e lo porta con sé.
Tiene a mente anche che tutto ciò che è razionale è parente, e che prendersi cura di tutti gli uomini è conforme alla natura umana; ma che non bisogna tener conto dell'opinione di tutti, bensì soltanto di quella di chi vive in accordo con la natura. Quanto a chi non vive così, si ricorda sempre come sono, in casa e fuori casa, di notte e di giorno, e con quale gente si mescolano. Non tiene dunque in nessun conto neppure la lode di persone simili, che non sono contente nemmeno di se stesse.
Marco Aurelio · Pensieri, III, 4
Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Marco Aurelio, Pensieri, III, 4, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/3/4