Marco Aurelio, Pensieri, III, 6
Se nella vita umana trovi qualcosa di meglio della giustizia, della verità, della temperanza, del coraggio e, in una parola, di una mente contenta di se stessa nelle cose in cui ti fa agire secondo la retta ragione, e contenta del destino in ciò che ti viene assegnato indipendentemente dalla tua facoltà di scelta; se vedi, dico, qualcosa di meglio di questo, volgiti verso di esso con tutta l'anima e godi del meglio che hai trovato.
Se invece non ti sembra che ci sia nulla di meglio del dàimon stesso che abita in te, che ha sottomesso a sé i propri impulsi, che esamina le impressioni, che si è staccato, come diceva Socrate, dalle passioni dei sensi, che si è sottomesso agli dèi e si prende cura degli uomini; se trovi che tutto il resto è più piccolo e più meschino di questo, non lasciare spazio a nient'altro, perché, se ti piegherai e ti volgerai verso qualcos'altro anche una sola volta, non potrai più preferire senza distrazioni quel bene che ti appartiene ed è tuo.
Non è lecito infatti contrapporre al bene razionale e civile qualcosa di genere diverso, come la lode della folla, il potere, la ricchezza o il godimento dei piaceri. Tutte queste cose, anche se per un po' sembrano accordarsi con esso, all'improvviso prendono il sopravvento e ti trascinano via. Tu invece, dico, scegli semplicemente e liberamente ciò che è meglio, e tienitelo stretto. «Ma il meglio è l'utile.» Se è l'utile per te in quanto essere razionale, tienilo; se è l'utile in quanto animale, dichiaralo, e mantieni il tuo giudizio senza superbia; bada soltanto a fare l'esame con sicurezza.
Marco Aurelio · Pensieri, III, 6
Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Marco Aurelio, Pensieri, III, 6, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/3/6