Marco Aurelio, Pensieri, V, 15
Non bisogna chiamare proprie dell'uomo quelle cose che non spettano all'uomo in quanto uomo. Non sono richieste all'uomo, la natura dell'uomo non le promette, e non sono perfezionamenti della natura dell'uomo. Quindi nemmeno il fine dell'uomo sta in esse, né ciò che completa il fine, cioè il bene. Del resto, se qualcuna di queste cose spettasse all'uomo, non gli spetterebbe disprezzarle e ribellarsi a esse, né sarebbe lodevole chi si mostra senza bisogno di esse, né sarebbe buono chi se ne priva in qualche misura, se fossero davvero beni. Invece, quanto più uno si priva di queste cose o di altre simili, o sopporta di esserne privato, tanto più è buono.
Marco Aurelio · Pensieri, V, 15
Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Marco Aurelio, Pensieri, V, 15, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/5/15