Marco Aurelio, Pensieri, I, 16

Da mio padre: la mitezza, e la fermezza incrollabile nelle decisioni prese dopo un attento esame; l'indifferenza alla vanagloria per i presunti onori; l'amore per il lavoro e la perseveranza; la disponibilità ad ascoltare chi aveva qualcosa di utile da proporre per il bene comune; il dare a ciascuno, senza farsi deviare, secondo il suo merito; l'esperienza nel sapere quando serve stringere e quando allentare;

l'aver messo fine agli amori per i ragazzi; il senso della comunità, e il lasciare agli amici la libertà di non cenare sempre con lui e di non accompagnarlo per forza nei viaggi, mentre chi era rimasto indietro per qualche impegno lo ritrovava sempre uguale; il cercare con precisione e con insistenza nei consigli, senza abbandonare l'indagine prima del tempo per accontentarsi delle prime impressioni; il saper conservare gli amici, senza mai stancarsene né perderci la testa; l'essere autosufficiente in tutto, e la serenità;

il prevedere da lontano e il provvedere anche alle minime cose senza farne un dramma; il fatto che sotto di lui acclamazioni e ogni forma di adulazione si siano ridotte; il vigilare sempre su ciò che è necessario all'impero, l'amministrare con parsimonia le spese pubbliche e il sopportare le accuse che alcuni gli muovevano per queste cose; il non essere superstizioso verso gli dèi, né, verso gli uomini, uno che cerca il favore del popolo, che vuole piacere o che lusinga la folla, ma sobrio in tutto e saldo, mai volgare né amante delle novità;

il servirsi delle cose che rendono comoda la vita, che la fortuna gli offriva in abbondanza, senza superbia e insieme senza scuse, così da prenderle con naturalezza quando c'erano e non sentirne il bisogno quando mancavano; il fatto che nessuno avrebbe potuto dire di lui che era un sofista, un servo sfacciato o un pedante, ma piuttosto un uomo maturo, completo, insensibile all'adulazione, capace di governare le cose sue e quelle degli altri.

Inoltre: il rispetto per chi pratica davvero la filosofia, senza disprezzare gli altri e senza lasciarsi sviare da loro; e ancora la cordialità e la piacevolezza, senza eccessi; e la cura misurata del proprio corpo, non come chi è attaccato alla vita, né per bellezza, né d'altra parte con trascuratezza, ma in modo che, grazie alla propria attenzione, avesse bisogno pochissimo della medicina, di farmaci o di impiastri esterni;

soprattutto: il lasciare il campo senza invidia a chi possedeva qualche capacità, come l'eloquenza o la conoscenza delle leggi, dei costumi o di altre materie, e l'impegnarsi con loro perché ciascuno fosse apprezzato secondo i propri talenti; e, pur facendo tutto secondo le tradizioni dei padri, il non cercare di farsi notare proprio per questo, per il fatto di custodire le tradizioni.

E ancora: il non essere volubile né irrequieto, ma il restare volentieri negli stessi luoghi e sulle stesse occupazioni; il tornare subito, dopo gli attacchi di emicrania, fresco e vigoroso al lavoro di ogni giorno; il non avere molti segreti, ma pochissimi e rarissimi, e solo riguardo agli affari pubblici; la prudenza e la misura nell'organizzare spettacoli, nel costruire opere pubbliche, nelle distribuzioni al popolo e in cose simili, come chi guarda a ciò che si deve fare e non alla fama che ne deriva.

Non faceva il bagno a ore insolite, non aveva la passione per le costruzioni, non era ricercato nei cibi, né nei tessuti e nei colori delle vesti, né nella bellezza degli schiavi. La veste che si faceva portare su da Lorio, dalla villa di sotto; a Lanuvio quasi sempre la tunica; a Tuscolo, il mantello di cui si servì chiedendo scusa; e tutto quel suo modo di fare.

Nulla di duro, nulla di sfrontato o di violento, nulla di cui si potesse mai dire: «fino a sudare»; ma tutto valutato punto per punto, come chi ha tempo libero, senza agitazione, con ordine, con vigore, in modo coerente. Gli si adatterebbe quello che si ricorda di Socrate: che sapeva sia astenersi sia godere di quelle cose da cui i più sono troppo deboli per astenersi e in cui si abbandonano troppo nel goderne.

Essere forte, resistere e restare sobrio in entrambi i casi è proprio di un uomo dall'anima integra e invincibile, come si vide nella malattia di Massimo.

Marco Aurelio · Pensieri, I, 16

Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione

Come citare questo passo

Marco Aurelio, Pensieri, I, 16, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/1/16