Marco Aurelio, Pensieri, II, 12
Come tutto svanisce in fretta: nell'universo i corpi stessi, nell'eternità il loro ricordo. Che cosa sono tutte le cose sensibili, e soprattutto quelle che adescano con il piacere, che spaventano con il dolore o che la vanità ha reso famose: quanto sono meschine, spregevoli, sporche, deperibili e morte, è compito della facoltà intellettiva osservarlo. Chi sono costoro, le cui opinioni e le cui voci danno la fama? Che cos'è morire: se uno lo guarda in sé e, scomponendolo con il pensiero, separa da esso le impressioni che vi si associano, non lo considererà più nient'altro che un'opera della natura; e se uno ha paura di un'opera della natura, è un bambino. E non è soltanto un'opera della natura, ma anche qualcosa che le giova. Come l'uomo tocca dio, con quale parte di sé, e in quale disposizione si trova allora questa parte dell'uomo.
Marco Aurelio · Pensieri, II, 12
Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Marco Aurelio, Pensieri, II, 12, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/2/12