Marco Aurelio, Pensieri, IV, 48

Pensa continuamente a quanti medici sono morti, dopo aver aggrottato tante volte le sopracciglia sopra i malati; quanti astrologi, dopo aver predetto la morte di altri come se fosse una gran cosa; quanti filosofi, dopo aver discusso all'infinito sulla morte o sull'immortalità; quanti eroi, dopo aver ucciso molti uomini; quanti tiranni, dopo aver esercitato il potere di vita e di morte con terribile arroganza, come se fossero immortali; quante città intere, se così si può dire, sono morte: Elice, Pompei, Ercolano e innumerevoli altre.

Passa in rassegna anche quelli che hai conosciuto, uno dopo l'altro: uno ha seppellito quest'altro e poi è stato steso a sua volta, un altro quell'altro; e tutto in poco tempo. Insomma, vedi sempre le cose umane come effimere e da poco: ieri un po' di muco, domani una mummia o cenere. Attraversa dunque questo istante di tempo secondo natura, e congedati sereno, come un'oliva matura che cade benedicendo la terra che l'ha portata e ringraziando l'albero che l'ha fatta nascere.

Marco Aurelio · Pensieri, IV, 48

Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione

Come citare questo passo

Marco Aurelio, Pensieri, IV, 48, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/4/48