Marco Aurelio, Pensieri, IV, 49

Sii simile al promontorio contro cui si infrangono continuamente le onde: resta saldo, e intorno a lui si placa il ribollire dell'acqua.

«Sono sfortunato, perché mi è capitato questo.» No, al contrario: «Sono fortunato, perché, pur essendomi capitato questo, continuo a vivere senza soffrire, senza essere spezzato dal presente e senza temere il futuro.» Una cosa simile poteva capitare a chiunque, ma non tutti avrebbero continuato a vivere senza soffrire. Perché allora quello dovrebbe essere una sfortuna piuttosto che questo una fortuna? E chiami in generale sfortuna di un uomo ciò che non è un fallimento della natura dell'uomo? E ti sembra un fallimento della natura dell'uomo ciò che non va contro la volontà della sua natura? E allora?

Questa volontà l'hai imparata. Ti impedisce forse questo evento di essere giusto, magnanimo, temperante, assennato, prudente nel giudicare, immune dall'inganno, rispettoso, libero, e tutto il resto, la cui presenza permette alla natura dell'uomo di avere ciò che le è proprio? Ricorda dunque, d'ora in poi, davanti a tutto ciò che ti spinge alla tristezza, di usare questo principio: non che questo sia una sfortuna, ma che sopportarlo con nobiltà è una fortuna.

Marco Aurelio · Pensieri, IV, 49

Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione

Come citare questo passo

Marco Aurelio, Pensieri, IV, 49, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/4/49