Marco Aurelio, Pensieri, V, 6

C'è chi, quando fa del bene a qualcuno, è pronto anche a mettergli in conto il favore. Un altro non è pronto a questo, ma dentro di sé lo considera comunque come un debitore e sa quello che ha fatto. Un terzo invece, in un certo senso, non sa neppure quello che ha fatto, ma è simile alla vite che ha prodotto l'uva e non chiede nient'altro, una volta che ha portato il suo frutto.

Il cavallo che ha corso, il cane che ha seguito la pista, l'ape che ha fatto il miele, e l'uomo che ha fatto il bene, non lo vanno gridando, ma passano a un'altra cosa, come la vite che torna a produrre l'uva nella sua stagione. Bisogna dunque essere tra quelli che fanno questo, in un certo senso, senza accorgersene. «Sì, ma bisogna accorgersi proprio di questo: è proprio dell'essere sociale, dice, rendersi conto che agisce in modo sociale, e, per Zeus, volere che anche il suo compagno se ne accorga.» Quello che dici è vero, ma fraintendi ciò che ho appena detto: per questo sarai uno di quelli di cui ho parlato prima, perché anche loro si lasciano sviare da una certa plausibilità logica. Se invece vorrai capire che cosa significa davvero ciò che ho detto, non temere che per questo tralascerai qualche azione utile alla comunità.

Marco Aurelio · Pensieri, V, 6

Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione

Come citare questo passo

Marco Aurelio, Pensieri, V, 6, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/5/6