Seneca, Lettere a Lucilio, 14, 6

Non c'è dunque da stupirsi se la paura più grande è quella di questo male, che è tanto vario e ha un apparato terribile. Infatti, come il torturatore ottiene di più quanti più strumenti di dolore ha messo in mostra (alla sola vista cedono quelli che con la sopportazione avrebbero resistito), così, tra le cose che sottomettono e domano i nostri animi, sono più efficaci quelle che hanno qualcosa da mostrare. Gli altri flagelli non sono meno gravi: parlo della fame, della sete, degli ascessi nel petto e della febbre che brucia le viscere stesse. Ma sono nascosti, non hanno nulla da brandire, nulla da esibire; queste cose invece, come le grandi guerre, hanno vinto con l'aspetto e con l'apparato.

Seneca · Lettere a Lucilio, 14, 6

Traduzione italiana di Cittadella dal latino, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione

Come citare questo passo

Seneca, Lettere a Lucilio, 14, 6, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/seneca/lettere-a-lucilio/14/6