Seneca, Lettere a Lucilio, 23, 6

Fa', ti prego, carissimo Lucilio, l'unica cosa che può renderti felice: fa' a pezzi e calpesta queste cose che brillano da fuori, che ti vengono promesse da un altro o da qualcos'altro; guarda al vero bene e godi di ciò che è tuo. Ma che cosa vuol dire «ciò che è tuo»? Te stesso e la parte migliore di te. Anche questo povero corpo, per quanto senza di lui non si possa fare nulla, consideralo una cosa più necessaria che grande: suggerisce piaceri vani, brevi, di cui pentirsi e che, se non sono temperati con grande misura, si volgeranno nel loro contrario. Ecco che cosa intendo: il piacere sta su un pendio e scivola verso il dolore, se non mantiene la misura. Ma mantenere la misura è difficile in ciò che hai creduto un bene. L'avidità del vero bene è sicura.

Seneca · Lettere a Lucilio, 23, 6

Traduzione italiana di Cittadella dal latino, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione

Come citare questo passo

Seneca, Lettere a Lucilio, 23, 6, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/seneca/lettere-a-lucilio/23/6