Seneca, Lettere a Lucilio, 24, 14
Perché mi mostri spade e fuochi e una folla di carnefici che ti freme intorno? Togli quella messinscena dietro cui ti nascondi e spaventi gli sciocchi! Sei la morte, che poco fa un mio schiavo, una mia schiava ha disprezzato. Perché di nuovo mi dispieghi davanti, con grande apparato, fruste e cavalletti? Perché quei congegni adattati uno per ogni articolazione, per slogarle, e mille altri strumenti per straziare un uomo pezzo per pezzo? Metti via queste cose che ci lasciano sbigottiti. Fa' tacere i gemiti, le urla e l'asprezza delle grida strappate durante la tortura! Ma sì, sei il dolore, quello che quel gottoso disprezza, che quel malato di stomaco sopporta in mezzo ai suoi piaceri, che la ragazza sopporta fino in fondo durante il parto. Sei leggero, se posso sopportarti; sei breve, se non posso sopportarti.
Seneca · Lettere a Lucilio, 24, 14
Traduzione italiana di Cittadella dal latino, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Seneca, Lettere a Lucilio, 24, 14, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/seneca/lettere-a-lucilio/24/14