Seneca, Lettere a Lucilio, 36, 3

Lo chiamavano felice: e allora? Lo era? Non mi preoccupa nemmeno il fatto che ad alcuni sembri di animo troppo ruvido e cupo. Aristone diceva di preferire un giovane austero a uno allegro e simpatico alla folla. Diventa buono infatti il vino che da giovane sembrava duro e aspro; non regge l'invecchiamento quello che piaceva nella botte. Lascia che lo chiamino austero e nemico della propria carriera: proprio quell'austerità diventerà buona invecchiando, purché continui a coltivare la virtù, a impregnarsi degli studi liberali, non di quelli di cui basta una spruzzata, ma di quelli di cui l'animo deve essere intinto.

Seneca · Lettere a Lucilio, 36, 3

Traduzione italiana di Cittadella dal latino, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione

Come citare questo passo

Seneca, Lettere a Lucilio, 36, 3, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/seneca/lettere-a-lucilio/36/3