Seneca, Lettere a Lucilio, 9, 8
Ora torniamo al punto. Il saggio, anche se basta a se stesso, vuole comunque avere un amico, se non altro per esercitare l'amicizia, perché una virtù così grande non resti inerte; non per lo scopo che diceva Epicuro proprio in questa lettera, «per avere chi gli sieda accanto quando è malato, chi lo soccorra quando è gettato in catene o è in miseria», ma per avere qualcuno accanto a cui sedere lui stesso quando è malato, qualcuno che lui stesso liberi quando è prigioniero dei nemici. Chi guarda a se stesso e per questo si avvicina all'amicizia ragiona male. Come ha cominciato, così finirà: si è procurato un amico che lo aiuti contro le catene; appena la catena tintinnerà, se ne andrà.
Seneca · Lettere a Lucilio, 9, 8
Traduzione italiana di Cittadella dal latino, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Seneca, Lettere a Lucilio, 9, 8, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/seneca/lettere-a-lucilio/9/8