Marco Aurelio, Pensieri, VI, 13

Come quando, davanti alle pietanze e ai cibi del genere, ti fai l'impressione che questo è il cadavere di un pesce, questo il cadavere di un uccello o di un maiale; e ancora, che il Falerno è un po' di succo di un grappolo d'uva, e la veste orlata di porpora è pelo di pecora intinto in un po' di sangue di conchiglia; e, quanto all'unione sessuale, che è lo sfregamento di un pezzetto di budello e l'espulsione, con una specie di spasmo, di un po' di muco: ecco, queste impressioni arrivano alle cose stesse e le attraversano, così da vedere come sono davvero. Così bisogna fare per tutta la vita: quando le cose si presentano come troppo degne di fede, metterle a nudo, osservarne la pochezza e spogliarle del racconto di cui si vantano. La vanità è una terribile ingannatrice, e proprio quando credi di occuparti di cose serissime, è allora che ti incanta di più. Guarda, per esempio, che cosa dice Cratete proprio di Senocrate.

Marco Aurelio · Pensieri, VI, 13

Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione

Come citare questo passo

Marco Aurelio, Pensieri, VI, 13, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/6/13