Marco Aurelio, Pensieri, IX, 42
Quando ti urta la sfrontatezza di qualcuno, chiediti subito: «È possibile che nell'universo non ci siano sfrontati?». Non è possibile. Non pretendere dunque l'impossibile: anche questo è uno di quegli sfrontati che devono per forza esistere nell'universo. Tieni pronto lo stesso pensiero per il furfante, per chi tradisce la fiducia e per chiunque sbagli in qualunque modo: appena ti ricorderai che è impossibile che questa specie di persone non esista, sarai più benevolo verso ciascuno di loro.
È utile anche pensare subito a quale virtù la natura ha dato all'uomo contro questo errore: contro l'uomo duro, per esempio, gli ha dato come antidoto la mitezza, contro un altro un'altra facoltà. E in generale puoi istruire diversamente chi si è smarrito: chiunque sbaglia manca il suo bersaglio e si è smarrito. E poi, che danno hai subito? Troverai che nessuno di quelli contro cui ti irriti ha fatto qualcosa che potesse rendere peggiore la tua mente;
e il tuo male e il tuo danno hanno tutta la loro esistenza lì. Che cosa è successo di nuovo o di strano, se l'ignorante fa le cose dell'ignorante? Guarda se non devi piuttosto rimproverare te stesso, per non aver previsto che costui avrebbe commesso questo errore: tu avevi dalla ragione i mezzi per pensare che era probabile che costui commettesse questo errore, eppure te ne sei dimenticato e ti stupisci che lo abbia commesso.
Soprattutto, quando rimproveri qualcuno di tradire la fiducia o di essere ingrato, rivolgiti a te stesso: l'errore è chiaramente tuo, sia se hai creduto che uno con una tale disposizione avrebbe mantenuto la parola, sia se, facendo un favore, non lo hai fatto fino in fondo, né in modo da raccogliere subito, dall'azione stessa, tutto il frutto. Che cosa vuoi di più, dopo aver fatto del bene a un uomo? Non ti basta aver fatto qualcosa secondo la tua natura, ma ne cerchi anche una ricompensa? Come se l'occhio pretendesse un compenso perché vede, o i piedi perché camminano. Come questi sono fatti per uno scopo e, operando secondo la loro costituzione, ricevono ciò che spetta loro, così anche l'uomo, che è nato per fare del bene, quando fa qualcosa di buono o comunque collabora nelle cose indifferenti, ha fatto ciò per cui è stato costituito, e ha ciò che è suo.
Marco Aurelio · Pensieri, IX, 42
Traduzione italiana di Cittadella dal greco, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Marco Aurelio, Pensieri, IX, 42, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/marco-aurelio/pensieri/9/42