Seneca, Lettere a Lucilio, 10, 2
Di solito sorvegliamo chi è in lutto o ha paura, perché non faccia cattivo uso della solitudine. Nessuno di quelli che non sono saggi va lasciato a se stesso: è allora che rimuginano cattivi progetti, allora che preparano pericoli futuri per gli altri o per sé; allora che mettono in ordine desideri disonesti; allora l'animo tira fuori tutto ciò che teneva nascosto per paura o per vergogna, allora affila l'audacia, stuzzica la libidine, aizza l'ira. Infine, l'unico vantaggio che ha la solitudine, non confidare niente a nessuno, non temere un delatore, per lo stolto va perduto: si tradisce da solo. Vedi dunque che cosa spero da te, anzi che cosa mi garantisco (la speranza infatti è il nome di un bene incerto): non trovo nessuno con cui preferirei che tu stessi, più che con te stesso.
Seneca · Lettere a Lucilio, 10, 2
Traduzione italiana di Cittadella dal latino, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Seneca, Lettere a Lucilio, 10, 2, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/seneca/lettere-a-lucilio/10/2