Seneca, Lettere a Lucilio, 24, 26
Ad alcuni subentra la sazietà di fare e vedere sempre le stesse cose, e non odio ma disgusto della vita, in cui scivoliamo spinti proprio dalla filosofia, quando diciamo: «Fino a quando le stesse cose? Mi sveglierò e dormirò, avrò fame e sarò sazio, avrò freddo e avrò caldo. Nulla ha una fine: tutte le cose sono legate in cerchio, fuggono e si inseguono. La notte incalza il giorno, il giorno la notte, l'estate finisce nell'autunno, all'autunno incalza l'inverno, che viene frenato dalla primavera; tutto passa così per tornare. Non faccio nulla di nuovo, non vedo nulla di nuovo; a volte viene la nausea anche di questo.» Sono molti quelli che giudicano la vita non amara, ma superflua. Stammi bene.
Seneca · Lettere a Lucilio, 24, 26
Traduzione italiana di Cittadella dal latino, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Seneca, Lettere a Lucilio, 24, 26, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/seneca/lettere-a-lucilio/24/26