Seneca, Lettere a Lucilio, 24, 6
«Sono storie ripetute fino alla nausea in tutte le scuole», dici; «adesso, quando si arriverà al disprezzo della morte, mi racconterai di Catone.» E perché non dovrei raccontarti di lui che, in quell'ultima notte, legge un libro di Platone con la spada posata accanto alla testa? Per quel momento estremo si era procurato questi due strumenti: uno per voler morire, l'altro per poterlo fare. Sistemate dunque le sue cose, per quanto si potevano sistemare cose ormai spezzate e giunte alla fine, pensò di dover fare in modo che nessuno avesse il potere di uccidere Catone o l'occasione di salvarlo.
Seneca · Lettere a Lucilio, 24, 6
Traduzione italiana di Cittadella dal latino, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Seneca, Lettere a Lucilio, 24, 6, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/seneca/lettere-a-lucilio/24/6