Seneca, Lettere a Lucilio, 26, 5
«Finora», dico, «non vale nulla ciò che abbiamo mostrato con i fatti o con le parole. Sono pegni leggeri e ingannevoli dell'animo, avvolti in molti abbellimenti; per sapere quanto ho progredito mi affiderò alla morte. Perciò mi preparo senza paura a quel giorno in cui, messi da parte trucchi e belletti, giudicherò me stesso: se le cose coraggiose le dico soltanto o le sento davvero, se sono state finzione e recita tutte le parole di sfida che ho scagliato contro la sorte.»
Seneca · Lettere a Lucilio, 26, 5
Traduzione italiana di Cittadella dal latino, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Seneca, Lettere a Lucilio, 26, 5, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/seneca/lettere-a-lucilio/26/5