Seneca, Lettere a Lucilio, 40, 3
Tieni dunque per certo che questa forza oratoria rapida e traboccante è più adatta a un ciarlatano di piazza che a chi tratta e insegna una materia grande e seria. Non voglio che il filosofo parli a gocce, così come non voglio che corra: non deve né tendere troppo le orecchie né sommergerle. Anche quella povertà e quella magrezza di parola, infatti, rendono l'ascoltatore meno attento, per la noia di una lentezza piena di interruzioni; tuttavia si fissa più facilmente ciò che si aspetta che ciò che vola via. Infine, si dice che i maestri trasmettano i precetti ai discepoli: non si trasmette ciò che fugge.
Seneca · Lettere a Lucilio, 40, 3
Traduzione italiana di Cittadella dal latino, scritta con l'intelligenza artificiale e confrontata con il testo originale. Fonti e traduzione
Come citare questo passo
Seneca, Lettere a Lucilio, 40, 3, traduzione di Cittadella, https://cittadella.app/seneca/lettere-a-lucilio/40/3